L’Antiberlusconismo

8 novembre 2011 | Di: Orazio Cangelosi

Sotto l’insegna dell’ antiberlusconismo più ortodosso sono da sempre germogliate forze di opposizione molto eterogenee, la cui distanza ideologico-politica era talmente evidente che le diverse denominazioni risultavano essere ipocrite etichette intellettuali per ammaliare il popolo. Volendo effettuare un breve exursus storico ricordo per prima la nascita di quell’aggregazione sinistroide chiamata Ulivo; sotto la guida di uno pseudo buonista Romano Prodi questa coalizione pacifista sembrava essere l’ albero di una sinistra sperimentale che aveva rami ex democristiani, come Rosy Bindi, Mastella e Rutelli, rami di Rifondazione Comunista retti da Bertinotti, senza dimenticare i rappresentanti dell’ex PSI come Fassino e il diplomatico politicamente corretto dai baffetti stalinisti che si chiama Massimo D’alema. L’eterogeneità era talmente evidente che quest’Ulivo, più che un pacifico frutto semi biblico, aveva l’immagine di una sterpaglia con tanti alberelli sparsi qua e là in quella contrada che prendeva il nome di Antiberlusconismo. Vinsero le elezioni nel lontano 1996 e, dopo la luna di miele, fu subito divorzio. I contrasti comparvero come funghi ma non si arresero ad un effimero governo: in cinque anni di legislatura nacquero tre governi di centrosinistra, cioè in media uno ogni anno e mezzo, niente male no? Che grande alternativa al dictator populi Berlusconi! Dopo tempo nacque  la seconda coalizione “vincente” che stavolta scelse il nome più falso e mistificatore che potesse esistere: gli stessi soggetti dal pensiero eterogeneo, gli stessi manichini  che al potere legittimano il loro contrario, con il giustizialista a tempo determinato che si chiama Di Pietro, crearono dal nulla una nuova coalizione che stavolta prese il nome di Unione; vinsero le elezioni del 2006 e fu sera e fu mattina e dopo  un anno e mezzo di contrasti e tesoretti promessi al popolo e rinnegati il giorno dopo, si andò di nuovo alle elezioni con il risultato dell’ennesimo regalo dato al centrodestra, che tra i tanti mali, all’italiano medio risultava almeno compatto. Perchè tutta questa ipocrisia intellettuale? Da dove nasce? Ha  proprio origine dall’ambiguità di questa creatura adornata di finto pacifismo che prende il nome di sinistra, la cui accezione un tempo si collegava ai termini comunismo e socialismo e invece adesso appare come un soggetto amorfo, incompiuto e sperimentale.

      Nel periodo della prima repubblica e della guerra fredda infatti rientrava nel termine politico di sinistra quell’ideologia che considerava una società divisa in classi e in nome di Karl Marx voleva decostruire una società ingiusta con la lotta di classe, aveva come modelli il rivoluzionario Lenin e il sanguinario statista Stalin amico di Togliatti; proprio quest’ultimo non osava dire quello che accadeva nell’ U.R.S.S. perchè in fondo la dekulakizzazione  si basava su un principio giusto: la santa uguaglianza! ovvero l’egualitarismo imposto di una società piatta e non meritocratica dove la persona capace deve aspirare ad un giornaliero piatto di lenticchie….Guai fare bis!, o forse non osava aprire bocca perchè in fondo la vita di un ex proprietario terriero è inferiore rispetto a quella dell’operaio? oppure per il compagno Palmiro è più eccitante la Morte nei campi di concentramento della fredda Siberia piuttosto che quella nelle camere a gas per gli ebrei in Germania? Chissà! Non si comprende il motivo ma intanto appena si parlava di fascismo e nazismo questi compagni si riempivano la bocca con parole di finta filantropia  e solidarietà, quando si accennava di Stalin, tutti tacevano. Non vedo, non sento, non parlo! Il 9 Novembre 1989 fu giorno di lutto per i vecchi cari compagni! La caduta del muro di Berlino fu la distruzione definitiva dei sogni dell’internazionale comunista, il loro eden sprofondò negli abissi e Zeus li condannò ad un’eterna derisione, peggio di una damnatio memoriae! I vedovi di un’ideologia sconfitta idearono in Italia una sinistra sperimentale, ed ecco il già citato ulivo! Ecco L’unione dei democratici di sinistra  e quant’altro!

      Ci si chiede, nel periodo del tardo berlusconismo, se questi siano davvero i rappresentanti di una rosea Italia del futuro. A mio giudizio è legittimo un profondo scetticismo dato il passato foriero di non eccelse esperienze politiche. Questi attori della sinistra di una finta filantropia e architetti di una politica più borghese dei loro nemici borghesi, sono alla fine il risultato di azioni contrarie ai loro propositi iniziali. Da anni criticano il conflitto d’interesse del premier Berlusconi in quanto possessore di reti televisive, ma Gianpaolo Pansa nel suo libro Carta straccia riporta le parole rassicuranti di Massimo D’alema dette a Confalonieri:«Quest’azienda è una risorsa del paese. Se vincerà l’ulivo, non dovete temere nulla. Mediaset è un patrimonio di tutta l’Italia.» Da anni amano definirsi pacifisti ma nel 2006 il ministro degli esteri D’alema ritenne opportuno inviare le truppe in Libano e di non ritirare quelle in Iraq, da tempo inoltre si ritengono a favore della giustizia ma nel 2006 il ministro dei sigilli Mastella fu propenso ad un condono nelle carceri. Sono tutto il contrario di tutto! Se la squallida foto di Vasto, dove compaiono Di Pietro, Bersani e Vendola che si abbracciano fraternamente, dovesse essere il futuro del nostro paese, allora ribadisco che ogni iperbole non renderebbe mai l’idea del baratro in cui si troverebbe l’Italia. D’altronde il fondo lo stiamo già sfiorando in questi giorni, siamo vittime della speculazione finanziaria e il nostro paese non risulta più credibile ma questo, a mio avviso, non è dovuto solo alla mancanza di credibilità dell’attuale governo di centrodestra, è soprattutto dovuto ad una reale mancanza di alternativa a questo governo tirannico e poco propenso ad assecondare il bene della nazione con leggi impopolari. Lo scenario è così tetro e cupo, degno del gusto edonistico dei migliori tragedi. L’Italia, usando la celeberrima frase dantesca, pare davvero “una nave senza nocchiere in gran tempesta”e in questo marasma generale sembra ogni ottimismo più pacato sembra qualcosa di molto azzardato.

         La speranza di un futuro, malgrado tutto, più roseo, non è quella del Renzi paroliere che  vuole illudere gli italiani con la sua ars eloquentiae e che sul suo piedistallo guarda tutti dall’alto in basso; non è quella di un Bersani che non sa dire altro se non quelle articolate complesse e vuote metafore, non è quella di una politica che neppure con interventi chirurgici può più rendersi vergine, ma è quella di un trentenne laureando che pur sapendo, come dice Battiato, che la primavera tarda ad arrivare sa che prima o poi rifiorirà la nuova stagione attraverso l’affermazione di una politica non corrotta e che rimette la dignità dell’uomo al centro delle istituzioni, perchè l’individuo non è il mezzo per raggiungere il potere ma quest’ultimo è lo strumento per la felicità dell’essere umano.

In: Senza categoria

Commenta