DALLA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE ALLA DEMOCRAZIA TARGATA “PORCELLUM”

1 luglio 2011 | Di: Mattia Savorana

Dal tempo della sua promulgazione, molti in Italia si battono per la modifica dell’attuale legge elettorale. Tanto è stato detto e fatto, che in questi giorni in molti si stanno mobilitando, al fine di ottenere un referendum abrogativo sulla legge vigente. Tale legge, che fu soprannominata “Porcellum” già da uno dei suoi creatori e sostenitori più accaniti in Parlamento, ha cancellato, con un colpo di spugna, l’anima della democrazia rappresentativa o, come la chiamò Montesquieu, democrazia indiretta: l’elezione dei propri rappresentanti alle Camere. E’ risaputo, infatti, che tale legge non consente più ai cittadini di essere rappresentati da degli eletti, ma da un partito che nomina deputati e senatori secondo il proprio arbitrio, al fine di mantenere, paradossalmente, un potere saldo tra le proprie mani. L’elezione dei propri rappresentanti, infatti, era garanzia di una corrispondenza tra voto popolare e rappresentanza parlamentare. L’elezione dei propri rappresentanti garantiva, quindi, ai cittadini una maggiore tutela, e non veniva tutelato il potere, come oggi avviene: infatti, nella prima repubblica, ed agli inizi della seconda, i governi spesso erano instabili, ma il Parlamento manteneva la propria centralità in funzione del voto. Oggi, viceversa, il voto e la nomina dei parlamentari è in funzione del Parlamento, il quale è in funzione alla centralità dei partiti e del potere. Già agli inizi degli anni cinquanta vi furono asperrimi scontri contro la legge elettorale proposta dall’allora presidente del consiglio, Alcide De Gasperi, soprannominata “Legge truffa”, perché prevedeva che la coalizione che avesse ottenuto la maggioranza assoluta dei voti ottenesse un premio di maggioranza. Oggi, invece, ci troviamo dinnanzi ad una vera e propria truffa legalizzata: il partito o la coalizione che abbia ottenuto la maggioranza relativa dei voti ha diritto ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi nelle camere. Questo non consente la rappresentatività del parlamento, non consente una reale corrispondenza tra paese e camere, e ciò s’è visto anche nelle scorse elezioni politiche, nelle quali una coalizione non votata dal 53% degli elettori ha ottenuto comunque la maggioranza assoluta in Parlamento. La clausola di sbarramento, tra l’altro, ha obbligato molti partiti ad alleanze insolite per sopravvivere, negando, una volta di più, la rappresentatività del voto alle camere. La nomina, infine, del candidato presidente del consiglio dei ministri (sempre più spesso ed impropriamente chiamato “Premier”) è di ostacolo alle funzioni costituzionalmente affidate al presidente della repubblica italiana. Tra l’altro, si rischia così di credere che lo stato, vigente l’attuale costituzione, sia una repubblica di stampo presidenziale, cosa del tutto diversa da ciò che è: una repubblica parlamentare. L’elettore, andando a votare, non vota il presidente del consiglio dei ministri candidato, ma vota un partito, cosa che già è, nella sua natura, gravemente errata: gli elettori votano i propri rappresentanti alla Camera dei Deputati ed al Senato della Repubblica, i quali indicheranno, mediante consultazioni, il presidente del consiglio dei ministri che intendono sostenere. Si preclude, in conclusione, con questa legge l’indicazione del candidato e la corrispondenza tra voto popolare ed effettiva composizione del Parlamento ed, a seguito di ciò, i politici, attualmente alla maggioranza parlamentare (parmi eccessivo affermare che siano al governo), abbindolano e rincretiniscono gli elettori con l’affermazione che loro hanno voluto questo presidente del consiglio, cosa non vera, grazie alla nostra amata Costituzione.

 

Mattia Savorana

In: Democrazia, Politica

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