Io…visitatore presso le istituzioni europee in un periodo di guerra

2 aprile 2011 | Di: Davide Maria De Filippi

Fino al 26 Marzo 2011 tutto ciò che sapevo sulle istituzioni europee si era limitato a quanto sui libri avevo letto o in televisione avevo visto e nulla di più; di lì a poco avrei avuto la possibilità di passare dalla teoria alla pratica. Intorno alle 16.30 di Domenica 26 Marzo, dopo circa dodici ore di viaggio, la maggior parte del quale fatto in treno, dalla isolana Messina ero giunto alla continentale Strasburgo, rinomata sede del Parlamento Europeo, del Consiglio d’Europa e della Corte Europea dei Diritti Umani. L’Arrivo di una serie di sms inviatimi dai miei gestori telefonici mi avverte che per parlare in Europa la mia tariffa sarà diversa dalla solita, e quello è il primo segno dell’Unione che mi arriva direttamente. La Francia meridionale alsaziana mi colpisce subito perché mi sembra un prolungamento del territorio teutonico, tanto che in numerosi quartieri mi sembra di essere a Dusseldorf nel land del Nord-Reno piuttosto che a Strasburgo in Alsazia. Il clima non è malaccio, l’umidità non è molto diversa da quella peloritana a cui sono abituato. Sono molto emozionato quando varco la porta dei palazzi del “potere” e quando mi chiedono quale paese rappresento con un forte orgoglio rispondo “Italia”. Sono in terra francese da poco ma ho già riempito la mia borsa da lavoro di opuscoli informativi su Europa, Europeismo, etc; ormai mi sono abituato alla mia personale “maniacalità” nel volere sapere sempre tutto sui posti in cui mi trovo. Leggo vari quotidiani ed in tutti il leitmotiv è sempre lo stesso: Libia e Gheddafi; Già Libia e Gheddafi, guardo il cielo e vedo un intenso traffico aereo e penso che in quello stesso istante i Mirage ed i Rafale di Sarkozy stanno facendo sortite aeree sulle postazioni dei governativi libici e proprio nei corridoi di quelle stanze, ove mi aggiro, si cerca una soluzione diplomatica a tutto ciò, anche se ormai la Nato ha preso lo scettro del potere ed il baricentro della situazione si è spostato da questa sede. Siamo un gruppo numeroso che attivamente partecipa  a discussioni e tavole rotonde nel corso delle quali si alternano momenti di riflessione politica sia europea che italiana; Si cerca, soprattutto, da parte dei nostri tutor di farci capire quale è il senso ultimo pratico delle istituzioni transnazionali e come concretamente funzioni la macchina diplomatica ed amministrativa strasburghese. Passano i giorni e tra una pietanza tipica ed un bicchiere di birra si alternano lezioni e seminari ed in tutto questo in me si radica sempre di più il tarlo del perché una istituzione come quella europea sia , ancora oggi che il mediterraneo è di nuovo uno scenario caldo della geopolitica internazionale, spaccata più che mai. Entrando alla Corte dei Diritti dell’Uomo mi colpisce una scritta che campeggia sugli interni della struttura quale “siamo la coscienza d’Europa”, scritta che mi evoca immagini di stampo assai biblico. La coscienza d’Europa purtroppo è un tema assai controverso considerando che giusto ieri gli stessi responsabili di una lezione avevano, senza remore, dettoci che la presenza dello stato “Città del Vaticano” rendeva assai particolare, il tema in questione. Ormai la visita volge al termine ed il ritorno in Italia è solo una questione di chilometri di linea ferrata e di guardie di confine. Ascolto la radio poco prima di lasciare l’albergo e sento che il governo francese sta vagliando l’ipotesi di fornire armi ai ribelli per supportarli e mi chiedo se l’Europa non dovrebbe essere più accorta nel riempire di materiale bellico le case dei ribelli considerando spesso la volubilità di certe situazioni e che facilmente i mirini cambiano obiettivo; Evidentemente l’Afghanistan non ci ha insegnato poi tanto purtroppo…

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