Energia nucleare: il Paese che non sa scegliere
14 marzo 2011 | Di: Adriano Frinchi
In Italia non esiste un dibattito sull’energia nucleare, esiste semmai una guerra, quella sì nucleare, tra i fautori delle centrali nucleari e i partigiani dell’energia pulita. I due fronti invece di confrontarsi e di lavorare per una soluzione cercano di prevalere l’uno sull’altro attraverso le armi non convenzionali dell’emozione: incidenti alle centrali nucleari, crisi petrolifere e così via. Il terremoto che ha colpito e danneggiato la centrale nucleare giapponese di Fukushima e la conseguente “paura nucleare” hanno ringalluzzito gli antinuclearisti di casa nostra che hanno buon gioco a rinvigorire la loro campagna contro il nucleare italiano. Accade così che tutti gli sforzi di informazione e i contributi al dibattito del Forum nucleare Italiano, autorevolmente presieduto da Umberto Veronesi, vengano azzerati da una ondata emotiva che ci riporta al clima del referendum sul nucleare del 1987 quando gli italiani, impauriti dall’incidente alla centrale sovietica di Chernobyl, si dichiararono contrari alla realizzazioni di centrali nucleari. La tragedia di Chernobyl ci fece chiudere la porta al nucleare, ma non ci aprì le porte dell’alternativa energetica e così oggi ci ritroviamo una Paese inquinato e inquinante, dipendente dal petrolio e dal gas altrui, e con tante centrali nucleari al confine dalle quali riceviamo, a caro prezzo, energia per andare avanti. Tuttavia chi si oppone al nucleare, e non utilizza espedienti propagandistici per far leva sull’opinione pubblica, ha delle obiezioni concrete e avanza dei dubbi ai quali bisogna necessariamente rispondere se si vuole davvero imboccare la strada dell’energia atomica. Sullo sfondo c’è una necessaria scelta da fare: l’Italia si deve dotare di un piano energetico nazionale che ci dica come mandare avanti in futuro il nostro Paese. E’ una scelta da fare, qualunque essa sia, da condividere tutti e da perseguire fino in fondo perché non c’è più tempo da perdere. E’ ammirevole in questo senso la solidità della società giapponese che in queste drammatiche ore non ha mai messo in dubbio la sua scelta nucleare, nonostante il popolo giapponese abbia sperimentato sulla propria pelle la devastazione delle esplosioni atomiche e le tragiche conseguenze della pioggia radioattiva. Purtroppo l’infinito dibattito italiano fa presagire ancora una “non scelta”, una ulteriore perdita di tempo che comporta un ritardo e un danno colossale per il nostro Paese. Per costruire una, e dico una, centrale nucleare ci vogliono dieci anni, un tempo lungo si dirà, che fa pensare, ma che è pur sempre più breve dei nostri tempi di scelta. Elezioni permettendo.
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