Messina città di frontiera

4 marzo 2011 | Di: Mario Pezzati

Mentre in Italia si parla di “alta velocità”, guardiamo un po quali sono i modi che consentono il trasporto di persone e di mezzi per giungere sulla sponda calabra partendo da Messina:

1) Traghetti RFI (Rete Ferroviaria Italiana)

2) Traghetti privati

I primi partono dalla stazione marittima e sono in forte diminuzione tanto che risultano poco convenienti da usare in quanto hanno una frequenza che supera abbondantemente l’ora;  i secondi invece partono dalla rada di S.Francesco quindi chi viene dal centro della città deve percorrere il Viale della Libertà in direzione nord spesso incappando nel traffico in quanto la stessa strada è stata ristretta qualche anno fa in seguito alla realizzazione della linea ferrata del tram, i traghetti privati hanno una frequenza di 40 minuti e collegano Messina con Villa San Giovanni (RC).

I prezzi per i pedoni che intendono attraversare lo Stretto sono aumentati negli ultimi anni in maniera consistente fino a raggiungere la ragguardevole cifra di Euro 2,50 e a meno che non si voglia rimanere a Villa San Giovanni, per fare andata e ritorno si spende la bellezza di Euro 5 che in tempi di crisi sono una bella cifra soprattutto considerando che l’attraversamento dello Stretto dura solo 20 minuti e copre una distanza di circa 3km.

Attraversare lo Stretto oggi a differenza di un tempo (che c’erano molti più traghetti) richiede 60 minuti, in quanto ogni traghetto parte ogni 40 minuti da sommare ai 20 minuti dell’attraversamento.

Fa riflettere la totale assenza di concorrenza su una tratta sicuramente produttiva, ogni traghetto trasporta centinaia di mezzi e di persone, il monopolio che si è venuto a creare in questi ultimi anni ha portato alla libertà da parte dell’attuale gestore privato, di far crescere i prezzi oltre misura, eppure nel passato qualche altro piccolo imprenditore aveva le sue navi che consentivano la traversata! Un’autentica involuzione per quanto riguarda il libero mercato!

La tratta Messina – Villa San Giovanni è abbastanza redditizia in quanto molta gente quotidianamente per studio o per lavoro si sposta nella sponda opposta, per non parlare poi del periodo delle vacanze estive durante il quale il flusso dei turisti consente guadagni elevati, in tutto ciò è strano che alcun altro imprenditore anche non messinese non si sia interessato a fare affari nella città dello Stretto!

L’opinione pubblica spesso dice che questo aumento considerevole dei prezzi sia dovuto all’assenza di concorrenza, ma anche la dismissione dei traghetti statali ha un secondo fine da parte della gente, infatti in vista della realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina serve per influenzare l’opinione delle molte persone che si oppongono alla realizzazione di tale struttura, quindi costringendo la gente a pensare che col Ponte in “5 minuti” si arriva in Calabria, tutto questo senza fare pensare che ci saranno dei caselli che creeranno anch’essi delle lunghe code e provando a nascondere che il pedaggio per l’attraversamento del Ponte costerà davvero tanto per potere ripagare un’opera colossale in tempi ragionevoli.

Messina quindi è una città di frontiera, ma no con Francia o Svizzera o Austria, ma città di frontiera con la stessa Italia, costretta a dovere pagare un prezzo troppo alto per l’attraversamento dello Stretto sia a piedi che con un mezzo ed è città che volente o nolente deve accettare l’idea che il Ponte sia la panacea di tutti i mali.

In: Infrastrutture, Società

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