Sociologia della penisola dei “Festival della canzone italiana”
20 febbraio 2011 | Di: Davide Maria De Filippi
Assistendo in questi giorni allo spettacolo televisivo del Festival di Sanremo, alla prima delle cinque serate, devo dire che con curiosità ho assistito alla puntata almeno fino a che non cedessi alle tentazioni di Morfeo e mi abbandonassi alle sue braccia. Riflettendo a posteriori su ciò che avevo visto mi rendevo amaramente conto che quello con cui mi ero dilettato in televisione altro non era che il perfetto specchio della società italiana. Il palinsesto televisivo sanremese, mio malgrado, risulta essere lo specchio della società italiana e dico mio malgrado proprio perché lo spettacolo che si è presentato ai miei occhi è stato quello di un palcoscenico dominato da una assoluta “gerontocrazia senile”; Senile il presentatore, senile la “platea vip” espressione del gota di tutti i settori più di spicco del tessuto produttivo, politico e dirigenziale in generale italiano. Vero è che due coppie di giovani si sono alternate sul palco esibendosi in exploit comici o di femminea bellezza ma la realtà è che lo spettacolo è stato dominato non dalle presenze giovanili ma da quelle che tali non erano più e che sporadicamente aprivano la scena ai giovani che, a loro volta, difficilmente riuscivano ad emergere se non per le giunoniche forme o le graffianti satire politiche. Mi sarebbe piaciuto vedere un palco ove alla pari si alternava il vecchio ed il nuovo, così come una platea mista a livello di fasce d’età piuttosto che dovere rivedere anche in etere lo spettacolo di una gerontocrazia senile, appunto, che ormai è la vera chiave di lettura della nostra penisola tutta. A questo punto la questione che sorge spontanea è se quanto sopra esposto sia la conseguenza di un eccessivo attaccamento alle proprie poltrone, e quindi espressione di una volontà di chiusura nei confronti del primaverile, o se non vi sia proprio una componente primaverile all’altezza del compito. E’ vero come sostiene Cesare Romiti che le nuove generazioni hanno perso l’entusiasmo e la capacità di mettersi in gioco che le vecchie avevano ed ancora abbondantemente dimostrano? Credo che come sempre capiti la verità stia in mezzo e che sia un composto di ambedue le variabili. Il fatto che il festival presenti anche una sezione giovani mi lascia comunque ben sperare che qualche giovane possa riuscire ad emergere ed a scalere non le hits musicali ma quelle della società; Tuttavia saranno sempre troppo pochi ed il nostro tanto agognato ed amato stivale rimane ancora indubbiamente “un paese per vecchi” troppo ostativo per chi cerca disperatamente di essere valorizzato molto spesso senza successo. Aspettare che la natura faccia il proprio corso per potersi fare avanti mi sembra una soluzione troppo cinica per una terra ove le infinite bellezze architettoniche che tutto il mondo ci invidia sono state elaborate dal genio di artisti spesso di meno di trent’anni. Ma che dire…erano altri tempi quelli…purtroppo.
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