RILEGGERE JOHN RAWLS OGGI…
7 febbraio 2011 | Di: Davide Maria De Filippi
Il politologo statunitense John Rawls nella sua opera del 1971 “Una teoria della giustizia” muove una forte critica nei confronti della predominante dottrina utilitaristica propugnando, invece, una concezione di giustizia che si basi sull’idea che tutti i beni sociali principali debbano essere distribuiti in modo eguale, ma una distribuzione veramente eguale può esserci soltanto se si avvantaggiano i più svantaggiati. Per Rawls l’uso che gli utilitaristi fanno delle probabilità soggettive non è lecito ma alla fine un decisore razionale non può non agire come se le usasse, cioè come se cercasse di massimizzare la sua utilità prevista. In una società che si fonda sull’uguaglianza delle opportunità, le disuguaglianze di reddito sarebbero giuste perché legate alla bravura di ogni singolo individuo. Nascere ricchi o poveri non è un merito, nascere intelligenti o handicappati non è un merito, si tratta solo di essere più fortunati o meno. La teoria delle pari opportunità non tiene conto delle disuguaglianze legate ai talenti naturali di ogni uomo, disuguaglianze immediate perché arbitrarie. Rawls ritiene che una giustizia distributiva equa debba tener conto delle disuguaglianze sociali immediate e creare un sistema dove i meno avvantaggiati possano ottenere il massimo possibile. Per creare una “giustizia distributiva equa” Rawls reinterpreta il concetto di “contratto sociale” con ogni individuo chiamato a stabilire direttamente i principi di giustizia che dovranno governare la sua costituenda società; Se si troverà in una “posizione originaria” di incapacità di conoscere e prevedere quale sarà il suo posto nella società sceglierà sicuramente una società dove le ineguaglianze dovrebbero essere usate per migliorare la condizione dei più svantaggiati. Il “contratto sociale”, inoltre, può derivare la sua forza solo dalla regola morale per cui i contratti devono essere rispettati. L’argomento intuitivo a favore della teoria della “giustizia come equità” riguarda il principio della “differenza”, che mira a modellare una distribuzione giusta di risorse, una volta garantita, con il principio della teoria della “iscrizione delle uguali libertà fondamentali a ciascuno”. E’ proprio il mondo delle differenze che può rendere maggiore o minore il valore dell’eguale libertà per noi. L’equità distributiva mira anzi a rendere eguale il diseguale valore delle eguali libertà. Il sistema della libertà naturale lascia che datazioni moralmente arbitrarie trasferiscano o scarichino con i loro effetti l’arbitrarietà morale sugli esiti distributivi. Il principio di efficienza è da rimpiazzare con il principio di differenza specificando che per “eguaglianza democratica” si intende la priorità data al punto di vita di chi è più svantaggiato nella distribuzione delle dotazioni iniziali, naturali e sociali. Solo sullo sfondo di istituzioni modellate dal principio di libertà e dal principio di differenza è possibile che una società superi il test della giustificazione etica. Solo se l’accettazione è ottenuta da chi è più svantaggiato è possibile proseguire con il test sino a pervenire a chi è più avvantaggiato. I principi di giustizia devono poter essere oggetto di scelta collettiva unanime da parte di individui che si trovano in una situazione iniziale del tipo della posizione originaria. E’ necessario, quindi, mettere a tacere i propri interessi e preferenze personali e legittimamente auto interessarsi per pervenire al mutuo accordo su quanto sia collettivamente giusto e questo deve dipendere solamente dalla mera razionalità delle parti coinvolte nella procedura di convergenza; Rawls ritiene che sia razionale che le parti scelgano in posizione originaria principi che le assicurino contro il rischio o contro i peggiori esiti naturali e sociali. Le parti scelgono il “massimo dei minimi”; E’ naturale nell’incertezza che scegliamo quella distribuzione in cui è migliore la condizione di chi sta peggio. Così una società giusta è una società che mira a migliorare prioritariamente le posizioni relative dei gruppi svantaggiati nella distribuzione di beni sociali primari. Va trovato il punto di equilibrio migliore fra quanto richiesto dalla libertà e quanto dall’eguaglianza; La differenza tra “eguaglianza” ed “equità” consiste nel fatto che l’equità prevede delle ineguaglianze se queste lavorano a vantaggio di tutti. L’argomento di Rawls si rivolgerebbe contro lo stesso principio di differenza proprio perché dare assoluta priorità ad un bisogno secondario equivarrebbe a trattare il primo, che ha un bisogno primario, come un mezzo. Rawls non è interessato alla promozione diretta del benessere egualitario, ma a porre gli individui in condizione di perseguire la felicità e per fare ciò il rispetto di sé è il bene principale più importante. Una nazione giusta tenderebbe a mantenere e conservare le sue giuste istituzioni e le condizioni che le rendano possibili ma una società come quella descritta da Rawls non esiste, e non esisterà mai, perché è indice del fatto che i livelli molto alti di motivazione verso il bene pubblico sono intrinsecamente instabili e pericolosi tuttavia, oggi come oggi, una rilettura di certi valori e di certi principi da parte dell’attuale classe politica dirigente sicuramente non sarebbe tempo speso in “mala et odiosa” maniera…
In: Economia

1 Response to RILEGGERE JOHN RAWLS OGGI…
Daphne
23 marzo 2012 alle 21:05
nice info.http://www.jogosdocartoon.net