Napolitano, tra realismo e speranza
2 gennaio 2011 | Di: Carmelo Cutrufello
Grazie Presidente. Per la prima volta da troppo tempo a questa parte qualcuno appartenente alla classe dirigente di questo Paese ha avuto il coraggio (ed il buon senso) di mettere davvero in chiaro come stiano le cose. Che a farlo sia stata la carica più importante della nostra “vecchia” repubblica è cosa di grande impatto e rilievo.
Sin dall’inizio del suo discorso, Presidente, Lei ha avuto ragione su tutto: non ci stupiamo, anzi le siamo profondamente grati, del fatto che dedichi questo messaggio a noi giovani ed alle prospettive che il futuro ci para innanzi. Giovani e futuro diventano così sinonimo all’interno del suo messaggio: “i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell’Italia”.
Lei ha ragione quando dice che c’è un distacco tra le Istituzioni ed il mondo giovanile: ma come darci torto? Sappiamo bene che nella storia mai, a nessuno, è stato regalato un futuro facile, ma è difficile essere ottimisti ed avere fiducia e speranza, come ci chiede Lei, se il Paese non dà ai suoi figli le risposte che loro aspettano oramai da decenni: dove sono le norme sull’accesso alle professioni, sulle liberalizzazioni dei servizi, sulla meritocrazia nel settore pubblico ed in quello privato? Noi siamo disponibili a mettere in campo lo “spirito di condivisione” da Lei citato, ma a patto che non sia scambiato con debolezza e rassegnazione. È ovvio che ci faremo carico dei problemi del Paese nei tempi e nei modi necessari ma è altrettanto ovvio che potremo farlo correttamente solo se oggi ci verranno dati gli strumenti per poter crescere, progredire ed esprimere in pieno le nostre potenzialità.
L’ansia di cui Lei parla, il timore di non poter progredire e migliorare la nostra posizione attuale, non ci appartengono perché Noi siamo l’essenza stessa del futuro, abdicare a questa propensione al miglioramento sarebbe come rifiutare di vivere appieno la nostra esistenza che ha come scopo ultimo una crescita professionale, sociale e culturale.
Ma in cambio del nostro impegno, della nostra fatica e del nostro sacrificio, abbiamo diritto a delle risposte. Le Istituzioni devono dirci perché le riforme necessarie a sbloccare l’empasse del mondo economico non sono state fatte, perché non c’è interesse verso coloro i quali devono e possono ancora dare il loro contributo allo sviluppo della comunità, perché non è stato fatto nulla per alleggerire il carico del debito pubblico, perché le politiche a favore della cultura, della ricerca e della formazione non hanno una struttura organica nazionale ma sono ridotte a mero interesse locale.
Se tali risposte giungeranno, sarà conseguenza naturale il verificarsi della risposta da parte dell’intera società italiana.
È Lei Presidente ad indicare la strada da seguire quando dice che “il futuro da costruire richiede uno sforzo generalizzato”, che si deve “investire sui giovani, scommettere sui giovani, chiamarli a fare la propria parte e dare loro adeguate opportunità”.
Noi abbiamo una sola speranza: che le sue parole non cadano nel vuoto.
