Sicilia, Fincantieri e le Energie Rinnovabili

11 ottobre 2010 | Di: Mario Pezzati

Riceviamo e Pubblichiamo una Mail del dott. Pier Luigi Caffese.

La crisi Fincantieri si risolve solo con l’energia e la Sicilia può risorgere solo con le energie rinnovabili e tutti i siciliani devono sapere che il loro avvenire è legato all’energia rinnovabile. Nel passato la risposta è stata il combustibile di origine fossile, ma domani la ricchezza energetica verrà con il sole, i rifiuti, l’acqua, il mare (basti considerare che il solo Stretto di Messina può dare 15.000 MW sott’acqua grazie alle moderne tecnologie legate alle maree e alle correnti).
Certo, bisogna agire in maniera “intelligente”, ad esempio il Sole è la vera fonte di energia del futuro, ma non il fotovoltaico che è troppo caro, ma semmai la soluzione risiede nel CP concentrato che ha rese molto superiori.

Un esempio di gestione errata delle energie è ad esempio il molten salt di Siracusa con il metano che è fossile, mentre con il biogas delle microalghe produciamo abbastanza solar fuels (componenti fondamentali per le celle solari) da potere soddisfare i bisogni energetici siciliani e addirittura esportarlo (basti pensare che la quantità producibile sarebbe pari a 10 miliardi di litri).

Personalmente nei miei lavori e studi, avevo previsto 5 centrali che costano 180 milioni a centrale da situare nelle seguenti aree: Palermo/Porto, Termini I., Priolo Melilli, Gela e Messina o Milazzo.
Con queste centrali risolveremmo anche i problemi dei rifiuti: vicino a queste biocentrali-bioraffinerie possiamo trattare i rifiuti con il plasma e mettendo le microalghe abbiamo, oltre all’elettricità, anche i famosi solar fuels e le plasma-waste centrali costano 180 milioni e con 2 centrali a Palermo-Catania leviamo buona parte delle discariche.
Sono invece molto critico sulle biomasse perchè la resa è bassa (per intenderci abbiamo 5.000 litri di prodotto per ettaro contro i 135.000 litri delle microalghe). L’unica biomassa che pianterei in Sicilia è il guayole che produce un lattice veramente antiallergico molto buono per usi energitici e sanitari. Inoltre, mentre l’albero della gomma è impossibile da coltivare in Sicilia, il guayole troverebbe condizioni ambientali favorevoli ed è migliore rispetto alla gomma.
Per quanto riguarda la Fincantieri, la soluzione che vado sostenendo da tempo  risiede nelle navi traghetti veloci e naviglio per Guardia costiera, nonchè basi per LCS-Littoral Combat Ship-.

In: Ambiente, Economia, Energie



3 Responses to Sicilia, Fincantieri e le Energie Rinnovabili

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Vittorio Olivati

11 ottobre 2010 alle 08:13

Questo articolo ha il grande pregio di evidenziare le grandi ricchezze naturali a disposizione della Sicilia per la generazione di energia da fonti rinnovabili. Tuttavia alcune affermazioni sono troppo drastiche:
- viene completamente ignorato il vento, che soffia in varie aree della Sicilia con regolarità e velocità adatte a rendere convenienti gli impianti eolici
- il fotovoltaico viene liquidato come “troppo caro”, ma ciò dipende da quello che si ha a disposizione: su un tetto in Sicilia rende tantissimo e non ci sono altre alternative di utilizzo del sole, su un campo si può valutare il solare a concentrazione
- appunto sul solare a concentrazione viene omesso che richiede vasti spazi (almeno l’equivalente di un campo di calcio), né più né meno che il fotovoltaico (che però si può “distribuire” in vari punti, p.es. tetti di un complesso di edifici, mentre il solare a concentrazione vincola ad una collocazione ben precisa degli specchi)
- salvo qualche mirabolante rivelazione che l’autore deve però ancora farci, una caldaia per bruciare rifiuti è molto diversa da una per bruciare biomassa, quiindi occorre prevedere impianti diversi

Occorre poi chiarire un paio di frasi:
- “Un esempio di gestione errata delle energie è ad esempio il molten salt di Siracusa con il metano che è fossile” è fuorivante: occorre precisare che è contestabile la coesistenza della turbina a matano, ma il molten salt non c’entra niente con tale scelta
- “mentre con il biogas delle microalghe produciamo abbastanza solar fuels (componenti fondamentali per le celle solari)” è incomprensibile: forse l’autore voleva dire che si possono costruire impianti per la produzione di celle solari alimentati col biogas delle microalghe? ma l’articolo a cui linka parla di produzione di idrogeno attraverso la luce solare per via elettrolitica, e allora il biogas non c’entra

A parte queste imprecisioni, ripeto, l’articolo ha il merito di “suonare la sveglia” agli amici siciliani che, almeno in materia di energia, sono un po’ distratti: hanno delle risorse uniche in Europa, perché non sfruttarle? Aggiungo che a San Filippo del Mela, in linea d’aria vicino a Messina e Milazzo, funziona 24h su 24 una centrale a olio combustibile, ossia il tipo più inquinante. Ma è meglio qualche brutta pala eolica e qualche brutto modulo solare o respirare particolato e gas vari? Mah!
Solo, quando si parla di fonti rinnovabili, è bene non “innamorarsi” di alcune fonti a scapito di altre, ma scegliere quella ideale a seconda del terreno che si prende in considerazione (e quella ideale da una parte può essere sconveniente da un’altra).

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Gaspare Compagno

11 ottobre 2010 alle 12:41

Vittorio apprezzo il tuo commento e mi assumo le mie colpe. I link, sono opera mia non dell’autore dell’articolo (persona molto preparata tecnicamente). Li ho messi perchè mi son oreso conto che l’articolo era per addetti ai lavori, ma, chi come me non ha grandissima dimestichezza con l’ambito tecnico (per intenderci, due cose le so, ma di certo è solo una goccia rispetto alla vostra preparazione) ho cercato di mettere dei link che potessero spiegare meglio alcuni argomenti. Purtroppo, un link (quello che hai criticato) non è stato particolarmente felice. Se qualcuno avesse un link più attinente, lo metta qui tra i commenti, che prontamente lo sostituisco nell’articolo.

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Pier

16 ottobre 2010 alle 11:42

Alcune precisazioni sulle fonti rinnovabili e sui costi in Sicilia.
Negli Usa il vento è conveniente per wind farm costiere a 12 miglia per non vederle dalla costa e per turbine wind superiori a 2 Mw sino ad arrivare a 5.Nessuno degli impianti siciliani ha la resa degli Usa e dopo bisogna fare attenzione alle truffe sui certificati che a livello UE sono di 5 miliardi.Ho visto un progetto wind farm per Gela ma a parte le turbine superate non integra le alghe,pesce ed il solare.
Sul solare fotovoltaico che non sia conveniente lo dice il Corsera e molti studi tedeschi ed Usa.Una cosa diversa è il fotovoltaico biologico o dei tessuti biochimici che uso per progetti Usa,dato che in Europa non si produce tale tessuto o film bioplastico.Sul solare concentrato le tecnologie Usa che conosco sono 10 anni avanti e dal sole si puo’produrre solar
fuel oggi con microalghe,domani dal concentrato solare dove usiamo un molten salt migliorato che non è quello Enel di Siracusa che usa il metano(vecchia tecnologia).Sulle turbine
mare per produzione energia da correnti nello stretto il mio progetto è semplice perchè usa tante turbine cinetiche ultima generazione sul fondale free fish mentre il progetto archimede prevede boe-turbine di superfice.Messina puo’ dare 15.000 Mw che sono 10 centrali nucleari Epr.Per questo lo collegai alla costruzione del ponte perchè potevamo desali
nizzare acqua di mare ai lati dello Stretto e con apposite turbine pumped portare acqua nella Sicilia-Calabria dai laghi asciuti d’estate.Una speranza per i siciliani sono i lavori del prof. Centi a Messina che sono molto vicini alle tecnologie che uso.

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