Gli smemorati di Pontida
25 agosto 2010 | Di: Giuseppe Portonera

Cari lettori, ma voi lo sapete cos’è “La Padania”? No, non mi riferisco alla mitica Eldorado del Nord, esistente sin dai primordi della storia e dell’umanità. Stavo parlando del giornale ufficiale della Lega Nord, la “Voce del Nord”, già organo di riferimento per il “Nord unito”, il “Nord mitteleuropeo” (direttori colti, eh?), e addirittura per la “Mitteleuropea” (tutta intera, evidentemente, dalla Padania all’Ungheria, passando per Germania e Polonia). È un giornale che spara a zero contro “Roma Ladrona” e contro il Sud sprecone, ma che poi non disdegna il finanziamento annuale statale di oltre 4 milioni di euro. È un giornale che vanta come direttore politico Umberto Bossi, già reo confesso al processo Enimont, già condannato per vilipendio dello Stato e noto estimatore delle proprietà della carta igienica “Tricolore”. È un giornale piccolino (vende in media 22 mila copie), ma sa sempre come farsi sentire (in osservanza alla legge del “chi ce l’ha più duro vince”). Tutto ciò è relativo, però. Perché “La Padania” è forse uno dei pochi giornali a poter vantarsi di aver anticipato uno dei cavalli di battagli più famosi de “La Repubblica”. Come? È l’8 luglio 1998 e la Lega Nord ha rotto da tempo i ponti con il Polo delle Libertà e con il suo leader Silvio Berlusconi. Per questo, l’allora direttore Max Parisi, fa del suo giornale, “La Padania” per l’appunto, il primo al mondo a tuonare, contro “Berlusconi mafioso”, pubblicando in prima pagina diverse foto di big dei Cosa Nostra (Riina, Brusca, Badalamenti, Calò), in compagnia proprio del leader di Forza Italia e del suo braccio destro, Marcello Dell’Utri, numerosi documenti e le dieci domande indirizzate al premier! Sì, proprio le famose e ormai celeberrime “dieci domande”. Domande che vale davvero la pena di rileggere, documentate a dovere, un vero e proprio esempio di giornalismo coraggioso. Max Parisi, poi, concludeva il suo articolo, lanciando un appello a Berlusconi: “Poiché c’è chi l’accusa che quell’oceano di quattrini provenne dalle casse di Cosa Nostra e sta indagando proprio su questo, prego, schianti ogni possibile infamia dicendo semplicemente la verità. Punto per punto, nome per nome. È un’occasione d’oro per farla finita una volta per tutte. Sappia che d’ora in poi il silenzio non le è più consentito né come imprenditore, né come politico, né come uomo.” Dopo 12 anni, immagino, “La Padania”, (che nel frattempo collezionò una serie di querele) starà aspettando una risposta. E invece no. Perché si direbbe che invece lì dalle parti di Pontida abbiano cambiato idea: prendete in mano una qualsiasi copia del giornale è leggere che Berlusconi non è più “in combutta con la Mafia”, ma è il “salvatore del Nord”, boicottato (dicono loro: sì, sempre gli stessi) dagli affaristi del Sud (che rispondono ai vari nomi di Casini, Fini, PD e compagnia bella) e dalla magistratura militante. Smemorati? Sbadati? Rassegnati? Oh, no. Gli smemorati de “La Padania” la loro risposta l’hanno trovata. E sapete dove? Nel traffico delle banche, delle quote latte e nella lottizzazione dei vari enti pubblici organizzato dal proprio partito di riferimento. Perché se Roma è e resterà sempre “ladrona”, chi vieta alla Padania (la terra, si intende) di sedersi al tavolo dei commensali e di tenere per sé la fetta migliore di tutto? Come Berlusconi sia riuscito ad accumulare il suo patrimonio non può avere più nessuna importanza, visto che, ora come ora, sono super-impegnati ad accumulare il loro, di patrimonio.
E allora al diavolo le dieci domande a Berlusconi. È la Padania, bellezza.
GIUSEPPE PORTONERA
In: Politica

2 Responses to Gli smemorati di Pontida
Lucianol
29 agosto 2010 alle 13:44
Condivido in pieno quanto scritto e proprio per questo vorrei un partito puntuale nel denunciare le evidenti contraddizioni dei pidiellini e dei leghisti e più aggressivo nel difendere le sue ideea tutti i livelli.A volte ho l’impressione che siamo troppo educati (sic!).
max parisi
29 agosto 2010 alle 19:54
Giusto per dirlo, io non rinnego niente, non dimentico niente e sono paziente. Molto paziente. Infatti, sono 12 anni che aspetto le risposte da Silvio Berlusconi alle mie 10 domande, che titolai come fossero 11 per un semplice motivo, l’unidicesima era implicita: signor Berlusconi, lei è mafioso?