Referendum sull'acqua pubblica
20 luglio 2010 | Di: Giuseppe Portonera

La battuta viene spontanea: il Comitato Promotore per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, ha raccolto un “mare” di firme. In soli tre mesi migliaia di volontari sono riusciti a raccogliere ben 1.401.432 firme in tutta Italia, come mai nessun finora era riuscito a fare. In testa nella raccolta delle firme la Lombardia (236.278 moduli compilati), seguita dal Lazio (146.450). Lo straordinario risultato conseguito, ci porta a fare qualche riflessione. L’acqua è sicuramente un bene pubblico e, ovviamente, privatizzarlo sarebbe un controsenso assurdo: nessun privato, infatti, può appropriarsene a discapito di un altro per farne profitti. Come spiega Paolo Carsetti, del Comitato promotore, lo slogan della campagna referendaria, “L’acqua non si vende”, sintetizza lo scopo dei 3 quesiti del referendum, che chiedono l’abrogazione, in sostanza, dell’articolo 23-bis della legge 133/2008, che colloca tutti i servizi pubblici essenziali locali sul mercato, compresa la gestione dell’acqua pubblica in Italia; dell’articolo 150 del Codice dell’ambiente relativo alla scelta della forma di gestione e alle procedure di affidamento; del comma 1 dell’articolo 154 che prevede che la tariffa costituisce corrispettivo del servizio pubblico integrato ed è determinata rendendo conto di una adeguata remunerazione del capitale investito.
Ma in pratica, e parlando terra terra, cosa prevede questa legge? L’acqua ovviamente non viene resa privata in quanto tale, ma si privatizza la gestione della risorsa, di conseguenza la società che gestisce questo bene prezioso e fondamentale, può poi decidere quanto fare pagare al cittadino. Siccome per legge, la società dovrebbe essere necessariamente una SPA (ovvero una Società per Azioni), è chiaro che il suo primo obbiettivo sarà avere alti utili, facendo pagare cara l’acqua ai cittadini, che invece per ora usufruiscono di “prezzi agevolati”.
Per contrastare questa scelta del governo, è stata realizzata questa raccolta firme che ha avuto una adesione massiccia e per nulla scontata dei cittadini a questa campagna. Può sembrare cosa da poco, ma vi assicuro che non lo è per nulla: in un periodo come questo, in cui la gente è sempre più distante e sempre più disinteressata, un milione e mezzo di firme sono più che un incentivo ad andare avanti.
A tal proposito voglio raccontarvi una mia esperienza personale: a Lentini, il mio paese, il circolo di LibertàEguale, associazione vicina al PD, ha indetto la raccolta firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. La scelta, sebbene venisse da una precisa parte politica, ha subito raccolto consensi (e firme) bipartisan, tra cui quelle della mia famiglia. Dato l’ottimo successo dell’iniziativa, il nostro consiglio comunale ha quindi scelto di adottare lo scorso aprile, in modo compatto e unitario, una delibera per “il riconoscimento dell’acqua bene comune dell’umanità”. Vi posso dire che per la prima volta, dopo tante noiosissime sessioni del consesso civico, la discussione che ne è scaturita è riuscita ad appassionare il pubblico presente, finalmente soddisfatto dei propri amministratori.
GIUSEPPE PORTONERA
In: Agricoltura, Ambiente, Energie, Politica

2 Responses to Referendum sull'acqua pubblica
Che bella notizia! « Il blog di Giuseppe Portonera
20 luglio 2010 alle 14:51
[...] Che bella notizia! Posted: 20 luglio 2010 by Giuseppe Portonera in Attualità, Cose che vanno, Politica Tag:acqua, bene comune, referendum 0 Il milione e mezzo di cittadini che ha firmato per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua è una notizia bellissima. A questo proposito, per Estremo Centro Sicilia ho scritto: [...]
Ingegnere
1 marzo 2011 alle 20:13
Già questa è una di quelle belle notizie che meritano essere applaudite da qualunque parte provengano. L’acqua è un bene indispensabile per la vita, quindi è da pazzi renderla privata (pensate se l’aria fosse privatizzata e tutti i milanesi costretti a comprare aria pulita siciliana!)