Erice brucia, e cosa fa la Regione?

20 luglio 2010 | Di:

  ‘Riceviamo da Giancarlo Calò e pubblichiamo’

Sabato scorso, Erice ha vissuto una situazione allarmante. Le fiamme hanno bruciato, per ore, sterpaglie e alberi congiungendo in un abbraccio di fuoco la base della montagna con la sua cima. Nel pomeriggio è stata bloccata la funivia che collega il centro della cittadina con la base del monte, isolando letteralmente i cittadini della vetta da quelli della valle. Il fuoco ha raggiunto un fronte di oltre 500 metri ed è salito lungo le pendici, lambendo la celebre pineta, un tempo ricca di campi da tennis e meta di tanti vacanzieri in cerca di un luogo idoneo per i propri pic-nic.
Gli uomini impegnati nelle operazioni di spegnimento, vigili del fuoco, lavoratori forestali, personale della Protezione Civile, hanno lavorato per diverse ore di fila in condizioni sempre più estreme, rese difficili dal vento caldo di scirocco che soffiava su tutta la zona. Dopo parecchie ore, una volta ultimate le operazioni di spegnimento, è partita la consueta conta dei danni. Sono risultate distrutte centinaia di ettari di macchia mediterranea e si è registrata pure la morte di tutti gli animali custoditi nel Parco di Martogna.

Oggi, Erice sembra essere avvolta da una coltre spettrale di cenere e di distruzione e non rimane che domandarci perchè tutto ciò avvenga con cadenza annuale. Era già successo negli anni passati, è successo quest’anno e molto probabilmente succederà anche negli anni a venire. Nel periodo invernale, sentiamo dire che a “causa delle forti piogge”, il nostro territorio è soggetto a movimenti franosi, smottamenti, e si pensa come evitare tutto questo aspettando… la prossima frana.
Nel periodo estivo, siamo preoccupati a “causa della siccità” e degli incendi, come quello di pochi giorni fa ad Erice, che distruggono ettari ed ettari di boschi.
Praticamente viviamo in una continua alternanza, di emergenza in emergenza, tra un allarme frane ed un allarme incendi.
Di prevenzione e sorveglianza, non se ne parla mai abbastanza… semmai ci si affida al “sovrannaturale” dando la colpa alla troppa piovosità nei mesi più freddi, o alle alte temperature nei mesi più caldi. Sarebbe più giusto occuparsi di questi problemi prima che essi avvengano, per evitare queste calamità.

 Le attività forestali costituiscono una significativa risorsa per il miglioramento ambientale del territorio, pertanto, dobbiamo pensare all’aumento delle attività di rimboschimento e naturalizzazione, al potenziamento dei sistemi integrati di protezione dagli incendi ed alla infrastrutturazione ambientale dei siti a rilevanza naturalistica. Bisogna mettere in evidenza le tematiche relative alla salvaguardia dell’ambiente, con programmi a lungo termine, per la tutela del territorio legato soprattutto all’utilizzo degli addetti del settore: le guardie ambientali volontarie, ma anche i lavoratori forestali (personale alle dirette dipendenze del dipartimento regionale delle foreste e dell’Azienda regionale delle foreste demaniali, ai sensi della L.R. siciliana n. 14/2006).
Questi lavoratori, nonostante le poche attenzioni a loro legate, in termini di pagamenti puntuali e di indennità varie, operano a tutela del nostro territorio in continuo silenzio. Nel periodo estivo (e non solo), sono chiamati a spegnere gli incendi boschivi, causati anche dall’incuria delle amministrazioni comunali, operando in situazioni di forte disagio. Nonostante tutto, non viene data a questa tipologia di lavoratori la giusta riconoscenza per il servizio svolto a favore di un interesse comune, in condizione di forte disagio e nel più completo anonimato.

 Lo scorso anno è stato sottoscritto un accordo tra il governo Lombardo ed i sindacati che prevedeva, fra le altre cose, un avanzamento dei giorni di lavoro: i lavoratori forestali sono stati divisi in fasce a seconda della quantità dei giorni lavorativi retribuiti – 78, 101 e 151 nel 2008, che sarebbero dovuti diventare rispettivamente 101, 151 e 180 nel 2010 – e, a causa della mancanza dei fondi riscontrata durante l’ultima manovra finanziaria, gli avanzamenti previsti per queste fasce non sono avvenuti e l’accordo stipulato è stato disatteso.  

Venticinquemila sono, oggi, i forestali siciliani, su un totale nazionale di settantamila: è logico in questo caso parlare di una vera e propria anomalia, ma crediamo che questa gente sia vittima e non carnefice di un sistema malato. Da tanti anni si parla della stabilizzazione di questi lavoratori, ma non si sono mai ottenuti risultati concreti. Vengono assunti regolarmente impegni, e gli stessi vengono – puntualmente – disattesi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: incertezza ed incuria sono parole dal suono simile. L’esito scontato di ieri è costato la distruzione del patrimonio boschivo di Erice… domani a quale altro Comune toccherà?

In: Ambiente, Politica



3 Responses to Erice brucia, e cosa fa la Regione?

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citoyenne

21 luglio 2010 alle 06:24

Buongiorno

“U pisci feti da testa!”. Vero!
E come la mettiamo con il dolo di determinati incendi? Lei sa che spesse volte si avviano animali al dorso dei quali si legano materiali incendiari, facendo loro fare una morte orribile e condannando il patrimonio boschivo all’estinzione? A quale fine? I fini nella nostra amata isola sono molteplici: ricomprare ciò che è stato distrutto; tentativo di abolire i vari parchi per farli diventare, nel giro di pochi anni, aree edificabili; vendicarsi per la mancata attuazione delle promesse di cui lei parla;…..
Il nostro male atavico, ancestrale è il nostro pretendere, senza muovere un dito. (ogni tanto dobbiamo saperci guardare allo specchio!).
Se una legge prevedesse il licenziamento in blocco per quei forestali che non sono stati tempestivi nel lanciare l’allarme…
Se una legge prevedesse che il bosco bruciato resterà inutilizzato per un secolo (quindi fuori guardie forestali e inutilizzabilità come area edificabile)?
Dico queste cose, sapendo di alienarmi le simpatie degli operatori del settore. Io abito in una stradina quasi di campagna ai bordi della quale crescono continuamente sterpaglie. Mi accorgo che ogni tanto viene mandato un gruppetto di lavoratori atipici per ripulirla. E’ uno spettacolo! Tanti chiacchierano e fumano e uno zappetta (voglio sperare che si diano i turni e non profittino del più debole!). Per ripulire 500 metri di strada si impiega più di una settimana. E se invece di essere mandati così come viene, e pagati (una cifra irrisoria!) regolarmente con il denaro dei contribuenti, veniisse assegnato il lavoro a cottimo? “Voi in tre giorni dovete ripulire la stradina, altrimenti non sarete pagati”, lei pensa che non si otterrebbe di più?
Ma questo non si fa perchè quei lavoratori rappresentano un notevole bacino di voti! E’ così che funziona!

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giancarlocalo

21 luglio 2010 alle 07:46

Capisco il suo punto di vista ma non posso accettare che si faccia (è proprio il caso di dirlo…) di tutta l’erba un fascio!
La quantità di lavoratori forestali in Sicilia, così come sottolineato nel documento, è certamente anomala rispetto al dato complessivo nazionale. Ciò fa supporre che molti di questi lavoratori siano stati avviati alla professione perchè costituiscono un bacino di voti. Ciò non toglie che, proprio tra questi lavoratori, ce ne siano tanti che compiano giornalmente il proprio lavoro sopportando tanti rischi nel più completo anonimato. Vedo anch’io tanti personaggi che fingono di lavorare nei bordi delle strade, ma ne vedo altrettanti che si spaccano la schiena a favore dell’incolumità pubblica. E’ a loro che ho rivolto il mio pensiero.
Cordiali saluti,

Giancarlo Calò

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citoyenne

23 luglio 2010 alle 04:53

La macrospica differenza di dipendenti forestali a fronte di una quasi desertica regione Sicilia, secondo me, la dice lunga.
Che tra i venticinquemila dipendenti, alcuni siano anche onesti, non lo metto in dubbio! Poniamo che gli onesti siano il 10%? Corrisponderebbe a 2500 unità a fronte di 22500 che pensano solo a beccarsi un irrisorio assegno mentre rappresentano un vasto di bacino di voti per politicanti corrotti e corruttibili. E’ questo il secolare male della politica siciliana! Il voto di scambio! Per questo da noi non avanzerà mai l’idea di rimboccarsi le maniche e darci da fare! Per il nostro essere inermi, per secoli, ci hanno preso tutti per i fondelli, mentre abbiamo consegnato la nostra Sicilia alla malavita organizzata. Diamoci una bella scossa, piuttosto che difendere il parassitismo. Una citoyenne

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