Che fine farà la meglio gioventù?
11 luglio 2010 | Di: Adriano Frinchi

Una delle scene più ricordate del film di Marco Tullio Giordana “la meglio gioventù” vede uno dei protagonisti, interpretato da Luigi Lo Cascio, sostenere il più classico degli esami universitari con un professore universitario che nonostante la noia e il caldo nota questo giovane brillante al quale decide di dare un consiglio spiazzante: “qualsiasi cosa decida di fare lasci questo Paese”. Il professore, che al contempo sembra parte integrante e prigioniero di un sistema perverso, invita il giovane universitario a provare a realizzare i suoi sogni lontano dall’Italia che viene dipinta come un “un posto bello ed inutile, destinato a morire” nel quale l’immobilismo viene custodito dai cosiddetti “dinosauri”. La scena, che consiglio caldamente di rivedere, in principio suscita un sorriso a cui però subentra una certa amarezza per la verità delle affermazioni riguardanti la condizione giovanile nel nostro Paese. L’Italia è un paese per “vecchi”, dove i “dinosauri” denunciati dal professore del film di Giordana detengono il potere e si cimentano giornalmente in una inutile conservazione di esso per consentire la perpetuazione di un sistema di caste che si sorreggono sulle fatiche dei poveri cristi. Le prime vittime di questo sistema perverso sono le nuove generazioni che prive di sogni e speranze vengono abbandonate ad una precarietà senza vie di uscita. No, questa non è la solita retorica giovanilistica o un trito argomento per dibattiti è solamente un dato di fatto: un giovane su tre e’ disoccupato e coloro che lavorano sono intrappolati nella morsa della precarietà, per non parlare della crisi senza precedenti che attraversano le istituzioni che dovrebbero aiutare i giovani cioè la famiglia, la scuola e l’università. Il quadro anche per i non esperti della materia è assolutamente desolante ed è aggravato dalla crisi economica. In questa situazione avvilente per il Paese e soprattutto per le nuove generazioni fa davvero rabbia un governo che invece di investire e dare opportunità ai giovani propone un surrogato di attenzione portatore per di più di una visione distorta della giovinezza. Nello specifico il governo Berlusconi che si è distinto per i tagli, in particolare alla scuola, ha trovato fondi per finanziare due iniziative che dovrebbero (il condizionale è assolutamente obbligato) aiutare i giovani: si tratta della “mini-naja” del ministro La Russa e delle “comunità giovanili” del ministro Meloni. Ignazio La Russa ha pensato di destinare circa 19 milioni di euro per la cosiddetta “mini-naja” cioè la possibilità in via sperimentale per giovani ragazzi e ragazze tra i 18 e 30 anni di partecipare a corsi tecnico-pratici della durata di non più di tre settimane nell’esercito, con lo scopo di avvicinare i giovani ai valori delle forze armate. L’iniziativa del ministro della difesa appare assolutamente discutibile: perché gettare dei soldi in iniziative assolutamente demagogiche quando ai giovani italiani servirebbero fondi per formarsi, per inserirsi nel mondo del lavoro e per essere competitivi in Europa? E perché buttare in questo modo inutile i soldi quando c’è un bilancio della difesa decurtato anno dopo (con evidenti conseguenze su addestramento e mezzi) e l’80% volontari in ferma prolungata che hanno prestato servizio per anni distinguendosi in molte missioni all’estero non potranno passare in servizio permanente effettivo proprio per la mancanza di risorse finanziarie? Non ho nulla contro le caserme, ma penso che i giovani italiani abbiano bisogno di ben altro e non di giocare a Rambo per tre settimane. Ma la delusione più grande in campo di politiche giovanili viene proprio da chi dovrebbe occuparsi per conto del governo di questa materia: Giorgia Meloni. Il giovane ministro della gioventù non si è segnalata particolarmente per la sua attività ministeriale, l’ultima apparizione degna di nota è stata a marzo per la manifestazione del Pdl quando ha organizzato e guidato magistralmente con tanto di megafono i giovani pidiellini in corteo. Forse qualcuno farebbe bene a ricordare al ministro che si trova al ministero della gioventù e non al Fronte della gioventù. Ma torniamo alle cose concrete, la Meloni è tornata all’onore delle cronache grazie all’ultima rissa verificatasi alla Camera dove alcuni suoi compagni di partito hanno picchiato un deputato dell’Italia dei Valori che non era tanto d’accordo con il disegno di legge 2505 presentato appunto dal ministro Meloni di concerto con i ministri Tremonti e Fitto. Ma che cos’è il ddl 2505 meglio noto come “ddl Meloni”? Si tratta, come ha notato Benedetto Della Vedova sul Secolo d’Italia, di misure di incentivo finanziario e di riconoscimento giuridico per quella realtà giovanili che “organizzano la vita associativa come esperienza comunitaria” e, su questa base, perseguono i propri scopi sociali nei campi più disparati: l’educazione all’impegno sociale e civile, alla legalità, alla partecipazione e alle conoscenze culturali; lo svolgimento di attività sportive, ricreative, sociali, didattiche, ambientali, culturali, turistiche, agricole, artigianali, artistiche, informative e formative; la promozione delle iniziative internazionali, comunitarie e nazionali sulle tematiche giovanili. In pratica circa 20 milioni di euro verranno tolti alle reali necessità dei giovani e finiranno per finanziare qualche centro sociale e qualche associazione giovanilistica organizzata magari attorno a un aspirante leader politico vicino al ministro della gioventù. Ma a destare perplessità e a lasciare sgomenti non è solo il maldestro tentativo di finanziare amici e sodali politici con la scusa delle “comunità giovanili” ma è anche l’assoluta lontananza del ministero rispetto alle problematiche del mondo giovanile e l’idea malsana di rispondere a queste problematiche con una iniziativa giovanilistico-burocratica (così definita da Marco Valerio Lo Prete su “Il Foglio”, n.d.r) che introdurrebbe una assurda statalizzazione dell’associazionismo giovanile. Ha ragione allora Rosalinda Cappello che sul periodico della fondazione “Fare Futuro” si domanda se con le difficoltà economiche che ci sono e con la necessità di economizzare, la priorità non sia tanto quella di dare finanziamenti alle “comunità giovanili” quanto invece di puntare sullo sviluppo di politiche che davvero possano contribuire a risollevare le sorti e le speranze di una fascia generazionale fondamentale per il futuro del paese. Una generazione che non può essere tenuta ancora ai margini del sistema produttivo e impietosamente condannata alla precarietà, quasi avesse delle colpe da scontare.
Le iniziative dei ministri La Russa e Meloni oltre ad essere inutili ed insufficienti rivelano una determinata idea della giovinezza che è molto vicina al culto della giovinezza fascista di cui però sembrano proporre gli elementi più folkloristici perdendone il sostrato culturale che pure diceva di una rivoluzione generazionale contro un mondo vecchio e cadente. Ma nelle iniziative governative non c’è nessuna rivoluzione, c’è solo una illusione, l’ennesima, una mortificazione della meglio gioventù d’Italia che alle settimane in caserma o nel centro sociale autorizzato preferirebbe una scuola e una università all’altezza, minori imposte sui prodotti culturali, una banda larghissima, il diritto al lavoro e non alla precarietà e un paese più libero dove i sogni dei giovani non sono mortificati da burocrazia e ordini professionali sordi e complici dei potenti.
Adriano Frinchi
