E se si “costituzionalizzasse” il libero accesso a Internet?
1 luglio 2010 | Di: Giuseppe Portonera
Oggi ho partecipato a Catania a un interessantissimo incontro sulla “Fame di Verità”, organizzato dai Giovani Udc di Catania: il modo migliore per trascorrere l’1 luglio, la giornata nazionale contro la legge bavaglio. L’idea di poter “avere fame di verità” mi è piaciuta moltissimo, perché dimostra come, almeno tra di noi, sia rimasto qualcuno di buonsenso, in grado di capire che chi dice che questa abominevole legge sulle intercettazioni ci proteggerà, mente. E pure spudoratamente. Perché sappiamo benissimo che senza un’informazione autentica non può esserci nessuna libertà. Nei giorni passati mi sono personalmente mosso per lottare contro questo assurdo Disegno di Legge concernente “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali”, meglio conosciuto come legge-bavaglio: ho scritto, ho partecipato a diverse manifestazioni e convegni, ho ribadito in ogni modo la mia assoluta contrarietà a questa assurda legge.
Ma oggi ho avuto modo di schiarirmi meglio le idee e di recepirne una eccellente, che ho subito fatto mia. Il coordinatore del movimento giovanile catanese, Angelo Alù, ha infatti proposto di “costituzionalizzare” il libero accesso a Internet, inserendo un apposito richiamo all’interno dell’articolo 21, quello sulla libertà di stampa e di parola. Portare Internet dentro la Costituzione italiana, sarebbe una vera e propria rivoluzione copernicana. In un momento in cui molti parlano (spesso a proposito) di ammodernare la nostra Carta costituzionale, modificando l’ordinamento della Repubblica o inserendo propositi federalisti, sono convinto che una proposta del genere vada senza dubbio supportata: certo, bisogna valutare con grandissima attenzione come ammodernare i vecchi principi (specialmente in materia di manifestazione del pensiero e fruizione del patrimonio informativo e culturale), evitando di inserire norme destinate ad essere superate rapidamente. Una Costituzione è lo specchio di una società: lo era sessanta anni fa e lo è anche oggi. È innegabile però che l’Italia del 2010, globalizzata e moderna, sia assai diversa da quella del 1948, ancora contadina e appena uscita dalla guerra: siamo cambiati notevolmente e non si può negare che l’avvento delle nuove tecnologie abbia determinato trasformazioni che non hanno eguali nella storia recente. Scopo di questa proposta, è quello di favorire un accrescimento e un conseguente miglioramento del numero di libertà fondamentali garantite dallo Stato italiano. Parliamoci chiaramente: chi tra di noi sopporterebbe di venire privato dell’uso di Internet? Credo che più nessuno potrebbe tollerarlo. E allora perché non “costituzionalizzare” il suo utilizzo? In questo modo si potrebbero senza dubbio anche contrastare più equamente e efficacemente eventuali abusi e scorrettezze. E poi, un intervento di rango costituzionale sarebbe più che auspicabile alla luce dei fatti recenti, contraddistinti da un vero e proprio “oscurantismo tecnologico” che ha prodotto leggi vergognose come quella dell’Ammazza Blog. Si potrebbe così favorire la diffusione di un nuovo modo di pensare la politica, ispirato all’apertura di finestre, alla libera espressione delle potenzialità di ogni cittadino. Si supererebbe insomma la visione ortodossa di una società rigida, basata sull’esclusiva comunicazione dall’alto verso il basso, in cui le gerarchie (e le caste) non sono modificabili se non per cooptazione, amicizia, magari raccomandazione. Non ci credete? Vi faccio un velocissimo esempio: sulla propria bacheca Facebook, una mia amica ha pubblicato un link su uno dei cosiddetti temi “eticamente sensibili”, con annesso commento personale: in meno di dieci minuti è stato commentato ben 55 volte e vi assicuro che si trattava di un dibattito politico di prima classe! Bisogna rendersi conto che Internet, i blog, i social network possono essere la chiave per riproporre una nuova forma di “democrazia diretta”, in cui i semplici cittadini possano dire la loro liberamente.
Ecco perché la proposta di costituzionalizzare l’accesso ad Internet è senza dubbio eccellente e proprio per questo spero che il nostro gruppo parlamentare possa farla propria e supportarla adeguatamente nelle sedi istituzionali. Perché noi ragazzi abbiamo fame di libertà!
GIUSEPPE PORTONERA
In: Politica


2 Responses to E se si “costituzionalizzasse” il libero accesso a Internet?
ambra parisi
1 luglio 2010 alle 22:36
ahahah caro peppe e come se mi riconosco!!!
oggi il primo esperimento è andato più che bene ogni tanto, meglio se la maggior parte delle volte, sarebbe bene condividere link di questo tipo;in fondo internet, i social network nascono per questo !
puro scambio di idee opinioni ideali e perchè no insieme a qualche scontro di tanto in tanto non fanno male a nessuno =)
centropopolare
2 luglio 2010 alle 10:55
Ahah! Ben detto Ambra