In pensione più tardi ma con la possibilità di essere buone madri.
7 giugno 2010 | Di: Adriano Frinchi

Nel dibattito sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne sono sicuramente di rilievo le proposte dell’Udc che per bocca di Casini e Buttiglione si è dichiarata a favore dell’equiparazione dell’età pensionabile di uomini e donne, come chiesto dall’Unione europea, ma contemporaneamente ha posto il problema importante della tutela del lavoro familiare della donna, soprattutto in quanto madre. Nello specifico l’Udc pur riconoscendo necessario e giusto l’adeguamento chiesto dall’Europa ha però proposto di concedere alle donne due anni di permesso con contribuzione figurativa per ogni figlio, da utilizzare quando la donna ritenga più opportuno, alla fine della carriera o in un momento importante della vita familiare. La posizione dell’Udc è assolutamente interessante perché va a toccare un problema che a suo tempo evidenziò molto bene la storica Lucetta Scaraffia: le donne che lavorano “hanno conquistato la possibilità di fare tutto quello che fanno gli uomini, ma hanno perso il diritto di vedere valorizzata e protetta la maternità “. L’età pensionabile più bassa non risolveva questo problema perché di fatto più che agevolare le madri, agevolava le nonne che avevano tempo per occuparsi di tante cose, magari anche dei nipotini, ma non certo dei figli che ormai erano ampiamente autonomi e non più bisognosi di amorevoli cure. Ecco che la proposta dell’Udc si configura come un reale aiuto alle donne che insieme alla dignità di lavoratrici vogliono salvaguardare anche la loro dignità di madri, infatti verrebbe data la possibilità alle lavoratrici che vanno in pensione a 65 anni di usufruire di una specie di congedo familiare, da uno a tre anni. La lavoratrice a questo punto potrebbe autonomamente decidere il momento più opportuno della sua vita lavorativa per avvalersi di questo diritto: nel corso della vita lavorativa, potendo così dedicarsi serenamente ai primi e fondamentali anni di vita della prole oppure alla fine di questa in una sorta di meritato riposo dalle fatiche del doppio ruolo di mamma e di lavoratrice. La materia è sicuramente complessa e una riforma efficace merita un’analisi attenta dei tanti fattori che entrano in gioco, tuttavia sembra importante sottolineare il principio della tutela della donna non solo nel ruolo di lavoratrice ma anche nel suo preziosissimo compito di madre. A tal proposito vale la pena di ricordare le parole di John Bowlby, psicanalista britannico padre della teoria dell’attaccamento: “Le forze dell’uomo e della donna impegnate nella produzione dei beni materiali contano come attivo in tutti i nostri indici economici. Le forze dell’uomo e della donna dedicate alla produzione, nella propria casa, di bimbi sani, felici e fiduciosi in se stessi non contano. Abbiamo creato un mondo a rovescio”.
Adriano Frinchi
In: Economia, Europa, Famiglia, Lavoro, Politica

4 Responses to In pensione più tardi ma con la possibilità di essere buone madri.
citoyenne
8 giugno 2010 alle 05:43
E’ solo tutto un bla – bla. La nostra legislazione sulle lavoratrici è una presa per i fondelli, anche questa proposta dei due anni per ogni figlio con retribuzione figurativa (che vuol dire “retrbuzione figurativa?). Quello che non emerge dalla vigente legislazione è la discriminazione delle donne nel posto di lavoro, a cominciare da retribuzioni più basse rispetto agli uomini, a parità di incarico, da carriere bloccate fino ad un certo livello, ecc.
La realtà in cui una donna lavoratrice italiana si viene a trovare è quella dell’operaia/casalinga/madre, quindi con triplice incarico giornaliero. La fissazione maniacale dell’on. Casini e della sua compagine politica sulla maternità è cosa nota. Questo gruppo però si scorda di dire che una donna in maternità e post maternità è abbandonata a se stessa (i casi limite di infanticidio/suicidio la dicono lunga in proposito), se non ha parenti nelle immediate vicinanze, viene relegata esclusivamente al ruolo di madre, dimenticando che spesse volte è soggetta a depressione post parto, ecc. Ma il fatto anomalo, in questo caso o similari, è che debbano essere uomini a stabilire ciò che è giusto o sbagliato per le donne. Le donne dove sono nelle loro proposte? Hanno mai parlato con le operaie, con le commesse, con le insegnanti, ecc.? Allora che mi vengono a dire, con la loro aria saccente? Hanno girato per l’Italia a controllare quanti asili nido ci sono? Hanno controllato quanti assistenti sociali ci sono pronti ad accorrere al minimo campanello d’allarme? Ed in questo momento non voglio mettere il dito sul dolente tasto dei figli diversamente abili, perchè, in questi casi, entrambi i genitori si ritrovano il deserto tutto intorno. Quindi parlare di normativa europea può anche rassegnatamente starmi bene, ma non tollero più l’ipocrisia dei sepolcri imbiancati.
gebuono
8 giugno 2010 alle 11:21
verissimo che la donna è abbandonata a sè stessa, proprio per questo è bene che da qualche parte si inizi. Meglio che la proposta Udc ci sia, magari da migliorare nei punti eventualmente poco chiari.
barsanufio
8 giugno 2010 alle 11:54
Non sono un esperto della materia però la proposta dell’Udc mi ha colpito perché ha il merito di inserire nel dibattito sull’innalzamento dell’età pensionabile un principio valoriale concreto come quello della tutela delle donne lavoratrici e mamme. Non mi è sembrato sentire voci in questo senso ne’ dall’Europa ne’ dal governo. Sepolcri imbiancati sarebbero stati i centristi se non avessero sollevato il problema ma, fortunatamente, così non è stato.
Cordialmente
Adriano Frinchi
gaspare
8 giugno 2010 alle 12:28
più che di contributi figurativi, forse sarebbe il caso di parlare di più asili nido, in tal modo otteniamo vari risultati:
1) aiutiamo le mamme;
2) creiamo occupazione
3) non appesantiamo i conti di aziende che sarebbero protate a discriminare ancora di più.