Fiat e Termini Imerese, un nuovo capitolo

4 febbraio 2010 | Di:

La cosa sorprendente non è lo scambio di accuse tra sindacati e governo (questi fanno parte del copione già visto-già fatto), ma che per una volta una azienda italiana si stia rifiutando di tornare sui suoi passi.
Eppure, tutti i politici sono concordi nell’autoassolversi. Ma è davvero così?

Dunque, nel post precedente abbiamo dimostrato che non è così. Ma non è solo colpa di Lombardo. Diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Nel giugno 2009 Marchionne ha annunciato l’ipotesi di chiudere Termini: il suo annuncio è stato preso sottogamba e ora il governo nazionale si trova spiazzato. Se avesse avviato le trattative per tempo, forse la situazione sarebbe diversa.

Ora dicono che ci sono 6-7 proposte per rilevare il polo di Termini. Scusate, ma io ho dei dubbi. A parte Cimino (su cui tornerò in seguito) nessuno ha fatto dichiarazioni pubbliche. E se davvero ci fossero tutte queste offerte, perchè il governo non da il via libera e si chiude la querelle?? La vita mi ha insegnato che se ho 7 compratori, è facile vendere il prodotto. Non ho bisogno di inseguire una persona che non vuole comprare. Il governo assicura che il 5 si saprà di più. Da siciliano incrocio le dita e spero. 
Quindi diamo per buono che al momento forse abbiamo una proposta un pò concreta (Cimino) e forse un paio di vaghi interessamenti, tra cui quello di massimiliano Fuksas che vorrebbe trasformare Termini Imerese e i suoi capannoni in una cinecittà del Sud (vecchio pallino di Miccichè)
E la proposta di Cimino? Mha. Vedete a me non convince una cosa: Fiat vuole chiudere,
Cimino dice che invece la sua proposta punta ad aumentare i posti di lavoro. Voi  che fareste? Via la Fiat e benvenuto CImino. E invece inseguiamo la Fiat.
Dal Giornale, sappiamo che il progetto di Cimino prevede investimenti per 930 milioni. DI tasca sua? Ma quando mai: 480 milioni dallo Stato, 280 dalla regione e solo 170 milioni da parte del consorzio guidato da Cimino. Per fare cosa? Produrre fino a 60.000 auto elettriche funzionanti con energia solare e venderle in Italia e in tutto il bacino del mediterraneo. In un altro post successivo parlerò delle rese delle auto ad energia solare, ma la realtà è che hanno una resa bassissima. Come si può ovviare? Con le batterie elettriche, ma siccome per ricaricarle ci vogliono circa 10 ore per avere batterie sufficienti a fare 100 km, allora cosa prevede il piano di Cimino? Semplice, che l’utente compra l’auto ma senza la batteria (che ha un costo da 7.500 a 40.000 euro), che viene ricaricata in apposite stazioni.
Ma dove sono queste stazioni? Non ci sono, bisogna crearle. Cimino pensa a 2000 stazioni di ricarica e ad una terza società che si occupa delle strtture di creazione dell’accumulo di energia elettrica tramite fotovoltaico.

E se Termini non va a Cimino? Allor aecco la carta B: secondo il GIornale, Cimino andrebbe negli impianti di Catania (vi sono capannoni della STM Inutilizzati), mentre Termini andrebbe ad un’altra iniziativa, magari prorpio la cinecittà del sud vagheggiata da Fuksas.

Ma se tutto questo è pronto e reale, perchè continuare a corteggiare Fiat? Ecco il quesito che non mi da pace.

In: Economia, Infrastrutture, Lavoro, Politica

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