Meglio prevenire che curare
22 febbraio 2012 | Di: Umberto Velletri | In: Ambiente, Turismo
Nel 2012 Messina vedrà incrementate le unità della flotta Msc, tra cui l’ammiraglia “Divina” che sarà varata il prossimo 26 maggio.
Gli scali saranno 42 con una maggiore affluenza di 166 mila passeggeri con un incremento del 33% rispetto al 2011.
“Messina – ha detto Marco Ponticello, area manager Sicilia di Msc alla conferenza stampa della Provincia di Messina alla Bit di Milano – è uno scalo estremamente importante per la nostra compagnia sia per la sua posizione strategica nel Mediterraneo sia per la grande offerta di escursioni che ci permette di proporre ai nostri passeggeri”.
Dal canto suo anche Sacha Panarello, delegato di Royal Caribbean, ha riconosciuto l’importanza di Messina come porto turistico strategico per il Mediterraneo, confermando la volontà di collaborare con le istituzioni locali e con gli operatori del settore per implementare e migliorare i servizi a terra offerti ai passeggeri. In particolarela Provinciadi Messina si è resa disponibile a predisporre una serie di proposte relative a nuovi percorsi escursionistici.
Ovviamente da un punto di vista economico tale notizia renderà felici la maggior parte dei commercianti siti nella città “Peloritana”, ma quale sarà il costo oscuro che dovrà pagare la città a livello ambientale??
Ritengo che bisognerà regolamentare al più presto il trasporto nautico, stabilendo rotte definite per le navi da crociera e per i trasporti pericolosi in modo da garantire una maggiore sicurezza per le persone e per l’ambiente, evitando le aree più delicate e preziose dal punto di vista ambientale e naturalistico.
Non è passato molto dalla tragedia del Giglio, infatti ancora oggi abbiamo davanti i nostri occhi il risultato di una politica scellerata che ha guardato fin troppo ai profitti societari lasciando da parte il bene comune. Ma proprio in questi terribili momenti bisognerebbe capire dove si è sbagliato per evitare future tragedie, anche se sono dell’idea che è “meglio prevenire che curare”.
